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I Beer Brodaz al Rugby Jam: “La nostra musica ruota intorno all’amicizia e il rugby è lo sport che più ci rappresenta”

beer brodaz rugby jam

E adesso conosciamo uno dei gruppi clou dell’edizione 2018: i Beer Brodaz!

In questa intervista ci raccontano chi sono, qual è stato il loro percorso e soprattutto cosa faranno a Rugby Jam.

Iniziamo con una domanda facile facile: chi sono i Beer Brodaz e perché nascono?

“I Beer Brodaz sono Corrado, Arman, Massimo e Stefano. Quattro personalità lontane anni luce che ogni tanto si incontrano in un garage 4 metri sotto terra per suonare. La domanda davvero interessante non è “perché nascono i Beer Brodaz?”. I Beer Brodaz nascono sui banchi del liceo nel lontano 2003, seguendo un processo abbastanza scontato.

La domanda interessante è “perché i Beer Brodaz continuano a suonare dal 2003?”. Abbiamo 31 anni, facciamo lavori complessi per vivere, il tempo libero è andato via via diminuendo fino a diventare il bene più raro e prezioso. Perché continuiamo a dedicare parte del nostro tempo libero a questo progetto musicale? Ci sono due risposte: perché ci divertiamo tantissimo e perché abbiamo un pubblico fantastico.

Sono anni che nuovi e vecchi amici continuano a spronarci e a sostenerci con un entusiasmo al di fuori di ogni immaginazione. Suoniamo principalmente per loro. Inoltre siamo curiosi di scoprire fino a dove riusciremo ad arrivare con le nostre sole forze.

Vi ricordiamo che i Beer Brodaz sono una realtà indipendente, autogestita, autofinanziata, senza manager, senza etichette, senza booking e senza ogni altra forma di controllo, supervisione o aiuto. Siamo noi quattro e basta. Il tour del 2017 ci ha portati a suonare in tutta Italia dal Nord al Sud, ed il tour 2018 si sta rivelando ancora più interessante”.

Avete scritto un pezzo in collaborazione con la pagina Facebook “Delinquenti prestati al mondo della palla ovale.” Perché un gruppo che suona punk, spesso identificato come un genere che infrange le regole, dedica una canzone al rugby, uno sport che invece educa al rispetto delle suddette regole?

“Nelle nostre canzoni sfioriamo temi diversi della vita quotidiana della nostra generazione. Il filo conduttore intorno a cui ruota la nostra discografia è l’amicizia. Non esiste sport che sia incentrato sul concetto di amicizia quanto lo è il rugby. Proprio per questo il rugby è lo sport che più ci rappresenta. Sapere che quando incontri un muro puoi contare sul sostegno del compagno di squadra, sapere che si vince in 15 e che non ci sono primedonne, la goliardia dei terzi tempi, ecc.

Il tema del sostegno tra compagni di squadra è un tema centrale, e per questo il rugby è uno sport che per sua natura instaura dei rapporti indelebili in campo e fuori. Io ho lasciato il campo e ho appeso gli scarpini al chiodo nel lontano 2008; da allora ci sono ancora dei compagni di squadra che considero fratelli.

Il rispetto delle regole, dell’arbitro e dell’avversario sono ovviamente qualità indiscusse di questo sport. Effettivamente non sono temi che ritroviamo nella storia del punk. Ma l’amicizia lo è…

Leggiamo sul vostro sito la vostra dichiarazione di intenti: “Scrollarsi di dosso le cose serie a suon di rime baciate.” C’è ancora spazio per far musica “disimpegnata” in un panorama musicale in cui molti artisti spesso si espongono per delle cause sociali e politiche?

“Noi non siamo in sintonia con il panorama musicale contemporanteo. Non credo che sia semplice fare dei paragoni con le band o i cantautori che popolano la scena pop, pop-rock, indie e chi più ne ha più ne metta.

Spesso e volentieri le tematiche sociali e politiche vengono affrontate banalmente, con pressapochismo e senza prendere in considerazione temi macroeconomici che non possono e non devono essere affrontati con argomentazioni da bar. Prima di pronunciarci aspetteremo di diventare dei tuttologi.

In ogni modo ci sentiamo di poter dire che proprio perché il panorama politico e sociale nel quale viviamo non é dei piu’ felici, le persone quando escono la sera hanno voglia di divertirsi. Quindi ti direi di si, c’è ancora spazio per far musica disimpegnata.

Cos’è la “dottrina del pressappochismo” in base alla quale, cito testualmente “elaborate erroneamente il punk”?

“Il Punk nasce in un periodo storico controverso ed in un contesto sociale che non ci rappresenta. Noi siamo nati, cresciuti e tutt’ora viviamo nella periferia Sud di Roma, in una lingua di terra verde e felice racchiusa tra la Laurentina e l’Ardeatina. Partendo dalla nostra esperienza diretta l’elaborazione del punk non poteva che essere erronea”.

Cosa deve aspettarsi da voi il pubblico di Rugby Jam, e soprattutto, cosa vi aspettate voi da loro?

“Il pubblico del Rugby Jam deve aspettarsi 15 anni di cazzate in musica, 15 anni di voglia di fare rock, di prendere in giro e di prendersi in giro. Noi ci aspettiamo di trovare gente molesta, sudata, ubriaca, che non ci faccia domande difficili come queste.
Ci aspettiamo inoltre una vasca di caponata!”

Magari li accontentiamo 😉

Intanto, appuntamento per tutti l’11 agosto!

(la grafica è a cura di Dario Pallante)

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