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Basiliscus P: “Sul palco di Rugby Jam badando al sodo e senza fronzoli”

basiliscus rugby jam

Iniziamo a conoscere meglio le band che calcheranno il palco della terza edizione di Rugby Jam l’11 Agosto 2018 a Roccalumera.

I Basiliscus P arrivano da Messina, quasi da dietro l’angolo. Abbiamo deciso di lasciare a loro la parola per presentarsi, in questa breve intervista.

Prima domanda, probabilmente ve l’avranno fatta cento volte, ma tocca a tutti: chi sono i Basiliscus P., e perché nascono? 

MARCO: il nostro gruppo inizialmente è nato come side project di un’altra formazione in cui io e Luca suonavamo la chitarra e Federica si aggiunse al basso nell’ultimo periodo di attività.
Attualmente mi sento di dire che siamo dei semplici amanti della musica e della ricerca musicale. Niente di più. Quello che facciamo lo facciamo per banale passione. Non ci siamo mai imposti nulla, alcuna regola di nessun tipo, né degli obiettivi che debbano rispettare delle “tempistiche” specifiche.
Facciamo solo quello che ci piace e cerchiamo di farlo nel modo per noi migliore e con molta serietà.
FEDERICA: “Conosco Marco ormai da più di 10 anni e l’intenzione di  provare a suonare insieme c’è stata quasi sin dall’inizio per le affinità musicali. Intenzione che si è realizzata solo qualche anno dopo quando tramite lui ho conosciuto Luca con il quale abbiamo deciso di formare un gruppo e da lì è partito tutto un processo musicale che ha portato successivamente alla nascita dei Basiliscus”.

Nel vostro lavoro spaziate fra sonorità diverse e per certi versi complesse, una scelta coraggiosa in un panorama musicale in cui ormai dominano le hit di facile ascolto. Non avete timore di rimanere una band, diciamo, “di nicchia”?

LUCA:  A noi interessa fare la musica che ci piace, per cui non ci siamo mai posti il problema. Se così sarà, vorrà dire che ci saremmo divertiti a fare ciò che ci piace, ciò che abbiamo dentro rimanendo apprezzati da coloro che apprezzano le nostre stesse cose.
Anche fosse solo una persona, saremmo contenti.
MARCO:  “Sono d’accordo con Luca. Per chi fa musica è una cosa meravigliosa arrivare alle persone. Sembra quasi “l’obiettivo finale”. Il punto è che noi non ci siamo mai imposti di dover arrivare per forza alle persone.
Quello che personalmente mi importa è di essere soddisfatto di ciò che facciamo e naturalmente questa cosa è strettamente dipendente dal pubblico che ci apprezza. Però non essendo un’imposizione diventa una cosa totalmente libera.
La hit di facile ascolto personalmente mi annoia. Almeno adesso. In questo periodo storico della mia vita preferisco fare quello che mi piace nel modo che ritengo opportuno”.

Nei vostri pezzi c’è largo spazio per parti strumentali, le parole appaiono quasi all’improvviso, spesso poche ed essenziali. Qual è, nel vostro lavoro, il rapporto fra la musica e il testo, nel comunicare quello che vi preme all’ascoltatore?

MARCO: “In generale non seguiamo una vera e propria regola. La presenza della voce, se c’è, è il brano stesso che in qualche modo ce la chiede.
Di solito scriviamo sempre prima la musica rispetto a un’eventuale parte di voce. Quello che cerco di fare è di rendere mie le sensazioni che la musica mi inietta.
E poi se è il caso scrivo. Ma non è sempre stato così”.
FEDERICA: “Sicuramente diamo maggior peso alla parte strumentale e credo sia abbastanza evidente, le parole sorgono spontanee quando ne sentiamo la necessità. Come ha detto Marco, non seguiamo delle regole precise, non vogliamo che il testo venga inserito forzatamente difatti abbiamo diversi pezzi di sola musica”.

Venite da Messina, una città che salvo rare eccezioni non ha una scena musicale molto nota a livello nazionale: quali sono le difficoltà, e quali invece i punti di forza di fare musica ad alti livelli in questo contesto? 

LUCA: “Le difficoltà stanno nel fatto che a Messina i posti per fare musica ormai si contano sulle dita delle mani, e forse basterebbero solo due dita, citando il Retronouveau, unico club che da spazio a band locali di inediti facendoli suonare in modo professionale, assieme al Dalek, altra fucina di musicisti e studio di registrazione (dove abbiamo registrato il disco).
Punti di forza, a parte i rapporti d’amicizia che abbiamo stretto con diversi colleghi musici, non ne riesco a trovare, se non quello di dover sviluppare una grossa motivazione nel cercare di fare quello che ti piace in un contesto che per molti versi è spoetizzante”.
FEDERICA: “Come spiega Luca, Messina non offre molto. Tanti musicisti sono stati e sono costretti ad andarsene per “cercare fortuna” altrove, è triste ma è una realtà da affrontare.
Noi nel nostro piccolo stiamo cercando di farci strada e di farci conoscere cercando di uscire da Messina proprio per queste problematiche. Sicuramente non rinneghiamo la nostra terra perché è da qui che siamo partiti ed è qui che molta gente crede in noi e ci dà lo stimolo per continuare, suonare e girare in modo ostinato: così facendo siamo riusciti a ottenere anche qualche soddisfazione, tra cui la recente vittoria di Arezzo Wave Sicilia.

Cosa deve aspettarsi da voi il  pubblico di Rugby Jam?

LUCA: “Una performance musicale che bada solo al sodo, senza fronzoli!”
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