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The Asteroids a Rugy Jam 2019: “Il nostro rock’n’roll è puro divertimento”

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Saranno l’altra band, insieme agli Original Sicilian Style, che animerà la serata del 3 agosto sulla spiaggia di Roccalumera e siamo sicuri che daranno il loro personale contributo a tutta la manifestazione.

Parliamo di The Asteroids, band messinese che in questa intervista cerchiamo di conoscere più a fondo in attesa di sentirli suonare dal vivo durante il Rugby Jam. A risponderci Alessio Caspanello, chitarrista e voce principale.

Chi sono gli Asteroids? Da chi è composta la band? E come siete nati? Diteci un po’ di voi…

“The Asteroids nascono nel 2004 sulle ceneri di altre band delle quali facevamo parte assieme, e con qualche trauma tuttora irrisolto giungono al 2019, tenendo ben teso l’orlo di quel filo rosso che parte da Chuck Berry, Little Richards e Link Wray, transita per i Sonics, gli Stooges, Radio Birdman e i Cramps, resta impigliato nelle maglie del punk, sorvola schifato pressoché tutti gli anni ’80 e ’90, e arriva non senza qualche difficoltà a The Hives e Jim Jones Revue.

Suoniamo Rock’n’Roll, guardando agli anni in cui il Rock’n’Roll era un’ondata di energia con la quale fare i conti, ma senza essere revivalisti: ogni nota è filtrata dalle nostre esperienze, musicali e di vita. Questo significa che siamo
irriverenti, primitivi, iconoclasti, selvaggi, e piuttosto rumorosi. Però abbiamo anche dei difetti…”

Be’, la descrizione non è affatto male e ci incuriosisce ancora di più: da chi è composta la band?

“Da Mr.Neutron: Chitarra elettrica e urla sconnesse, King Dom: Basso elettrico, occasionalmente voce, Medusa: Piano, organo, charme e capelli rossi, Black Tarzan: Tamburi, violenza, cavernicolismo, ancora violenza
(The GoodHelp horns) Jack D. Ripper jr: Sex-o-phone Doctor Zaius: Tromba, Theremin, magia nera”.

Perché avete deciso di partecipare a questa edizione? Conoscevate già Rugby Jam?

“Conoscevamo il Rugby Jam, e troviamo che sia una delle manifestazioni più originali del panorama, in cui la musica non è che il culmine di una giornata trascorsa tra persone che condividono la stessa passione e gli stessi ricordi, e vogliono tramandarli a chi non li ha vissuti. Personalmente lo conosco (e lo apprezzo) dal punto di vista
professionale (sono un giornalista, direttore del sito letteraemme.it).

Da 1 a 10 quanto conoscete il rugby?

“Da una quindicina di anni a questa parte il rugby ha scalato posizioni su posizioni nella mia classifica personale
di gradimento degli sport. Ho iniziato restando a bocca aperta davanti a Jonah Lomu nel 1995, vedendogli fare cose davvero disumane. Da lì è stato un rapido decollo, prima col cinque nazioni, poi col sei, poi con mondiali, coppe del mondo, test match e pure qualche partita delle squadre della mia città. Quindi direi almeno 9”.

Cosa si dovrà aspettare da voi il pubblico del Rugby Jam? E voi cosa vi aspettate da loro?

“Un retaggio di Rock’n’Roll saturo di fuzz, umido di riverbero e sporcato da clangori sinistri, selvaggio, maleducato, rumoroso e generalmente malcacato. Una tradizione antica che va spegnendosi, tenuta ancora in vita da pochi, coraggiosi e perdenti derelitti, che però hanno capito qualcosa della vita che invece è precluso alle moltitudini: che
il Rock’n’Roll è divertimento o non è. Dal pubblico ci aspettiamo questo: che tornino a casa con la sensazione di aver bene impiegato tre ore della loro vita, possibilmente con un largo sorriso stampato in volto”.

Quanto conta per una band come voi partecipare a eventi simili?

“Alcuni di noi, tra lunghe pause, suonano assieme da 25 anni, poi le vicende della vita ci hanno condotti in posti diversi (dall’altra parte del mondo, letteralmente: il batterista vive in Australia): il fatto di ritrovarci per un mese in estate, pur tra tutti i casini che i 40 anni ti mettono sulla strada, è una tradizione ormai irrinunciabile, e l’occasione di cementare ulteriormente un’amicizia che è nata in sala prove e che dura tutt’oggi come se, pur non vedendoci per undici mesi l’anno, ci fossimo lasciati dieci minuti prima.

Suoniamo per divertirci, perché ci piace stare sul palco, per quella sindrome competitiva che ci acchiappa alla gola quando vediamo un’altra band, per vedere che chi ci sta davanti balla al ritmo della nostra musica. Sono sensazioni
primordiali, e ogni volta che siamo insieme e ci guardiamo prima del primo accordo, riaffiorano come se avessimo di nuovo vent’anni”.

The Asteroids vi aspettano

il 3 agosto a Roccalumera

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